Per anni ho vissuto della stessa dose di dopamina di qualsiasi tecnico che si rispetti: qualcosa si rompe, arrivo io, sistemo, sono l’eroe. Il PC che non parte, la stampante posseduta dal demonio, il server che decide di andare in ferie il venerdì alle 17:59. Problema → soluzione → applausi. O se sei fortunato almeno un “grazie” biascicato mentre già si allontana verso la macchinetta del caffè.

Bello. Anzi, bellissimo. C’è solo un dettaglio fastidioso: è un modello che ti condanna a spegnere incendi per il resto della vita. E chi passa le giornate a spegnere incendi, prima o poi, si dimentica di controllare l’impianto elettrico.

La parola rubata (con permesso)

Poi un cliente — e qui devo fare una premessa onesta — mi ha regalato una parola che gli ho spudoratamente scippato. Gliel’ho pure chiesto, per correttezza, e lui ha risposto “prendila pure”.
Quindi eccola:

Problem Finder

Sembra una fesseria, un giochino di parole da slide motivazionale. E invece no. Cambia il baricentro di tutto il mestiere.

Il problem solver interviene dopo. Aspetta che qualcosa esploda e poi corre a raccogliere i pezzi. È reattivo per definizione: senza problema, non esiste. In un certo senso, tifa (inconsciamente) perché qualcosa si rompa, altrimenti che ci sta a fare?

Il problem finder lavora prima. Va a cercarsi i guai quando ancora non sono guai. Trova la falla mentre è ancora una crepa, il backup che “sembra completato” ma non è ripristinabile, la password Estate2019! ancora attiva su un account con i privilegi di amministratore. Trova il problema che il cliente non sa nemmeno di avere.

Il mestiere più antipatico del mondo

C’è un piccolo problema con il problem finding: è terribilmente ingrato.

Il problem solver riceve gratitudine immediata. Ha risolto qualcosa che tutti vedevano rotto. Il problem finder, invece, arriva quando tutto funziona — o sembra funzionare — e dice: “Senti, qui c’è una roba che tra sei mesi ti fa passare un brutto weekend”. E la risposta, nove volte su dieci, è: “Ma perché mi rompi? Va tutto bene”.

Va tutto bene. Certo. Come andava tutto bene fino alle 3 di notte prima che il ransomware cifrasse anche le condivisioni di rete.

Il problem finder è quello scomodo che ti dice che la casa ha una perdita di gas mentre tu stai apparecchiando per cena. Non è simpatico. Non riceve applausi. Ma è l’unico che ti evita di saltare in aria.

«Non si queta» (e va bene così)

Qui una cosa va detta in genovese, perché rende meglio: il problem finder non queta mai. Non si acquieta, non si mette mai l’anima in pace. Trovato un problema, ne spunta subito un altro dietro l’angolo; sistemato quello, c’è sempre un log da guardare, un aggiornamento da verificare, un “ma quello lì funziona davvero?”, un prodotto nuovo da testare.

Sembra una condanna. E invece è il bello del gioco. Chi nell’IT si “queta” sul serio — quello che dice “ok, adesso è tutto a posto, non tocco più niente” — è esattamente quello che tra tre mesi si becca la sorpresa. L’irrequietezza non è un difetto del mestiere: è il mestiere. Fa parte del gioco, e a un certo punto ci prendi pure gusto.

Perché è lì che sta il valore

Nel nostro mondo — cybersecurity, NIS2, assessment, audit — questo non è filosofia da LinkedIn. È letteralmente il lavoro.

Un Vulnerability Assessment è problem finding istituzionalizzato: paghi qualcuno perché trovi i tuoi problemi prima che li trovi qualcun altro con intenzioni molto meno amichevoli. Un test di ripristino serve a scoprire che il backup non funziona oggi, quando è un fastidio, invece che il giorno del disastro, quando è una catastrofe.

Il problema più prezioso non è quello che risolvi. È quello che trovi mentre è ancora piccolo, silenzioso, gestibile. Quello che non è ancora diventato una telefonata isterica alle sette del mattino.

La morale (breve, promesso)

Continuo a saper spegnere incendi, sia chiaro. Il pompiere serve sempre. Ma ho smesso di farne un’identità. La vera evoluzione — quella che provo a portare ai clienti, ai miei collaboratori, anche quando sulle prime mi guardano storto — è passare dall’eroe che arriva dopo al rompiscatole professionista che arriva prima.

Da problem solver a problem finder.

Forse meno adrenalina? più notti tranquille? Non saprei , ve lo farò sapere.

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